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Raffaella Milandri Raffaella Milandri, Milandri, viaggiatrice, viaggiatrice solitaria By: raffaella milandri
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| Wednesday, 7-Dec-2011 11:23 |
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Io e i Pigmei (Me and the Pygmies), il booktrailer
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L'avventura di una donna nella foresta. La tragedia di un antico popolo.
Il booktrailer in italiano e in inglese del libro di Raffaella Milandri, pubblicato da Polaris.
The adventure of a woman in the forest. The tragedy of ancient people.
The booktrailer, in italian and english, of the book of Raffaella Milandri, published by Polaris.here the link http://www.youtube.com/watch?v=5sHZgaTRPOY.
Link al blog dell'autore Link to the author's blog
http://viaggieturismoresponsabile.blogspot.com/
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| Saturday, 19-Nov-2011 14:26 |
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Lega del Filo d'Oro: calendario 2012, foto di Raffaella Milandri
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Calendario 2012
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Raffaella Milandri
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Lega del Filo d'Oro: per sostenere i sordociechi, un calendario della fotografa umanitaria Milandri
Presentato il calendario 2012 della Lega del Filo d'Oro, realizzato con foto donate da Raffaella Milandri: sono bellissimi scatti realizzati durante suoi viaggi in solitaria in Alaska, Tibet, Giappone, Botswana, ma ci sono anche alcune foto realizzate in Italia.
"Sono rimasta profondamente colpita dall'amore con cui i ragazzi della Lega del Filo d'Oro vengono seguiti passo passo, escogitando per loro nuove forme di comunicazione e restituendo il sorriso a chi vive in una coltre di buio e di silenzio." dice Raffaella Milandri, nota fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani. La Lega del Filo d'Oro è una importante Associazione Onlus che non solo assiste e ospita sordociechi e pluriminorati psicosensoriali in diversi Istituti in Italia , ma crea per loro dei percorsi alternativi di apprendimento e dà supporto alle loro famiglie . Il calendario è una iniziativa di sostegno per la Lega del filo d'Oro, per acquistarlo si può andare sul sito
http://www.legadelfilodoro.it/ oppure chiamare il numero verde 800.904450 .
Raffaella Milandri riflette sul tema della comunicazione:
"In molti si affaccendano ogni giorno per trovare forme più elaborate ed incisive di comunicazione.
Al fine di conquistare voti elettorali, clienti, consensi, successo, denaro, c'è chi scalpella parole con efferata determinazione, calibra l'enfasi della voce, conia efficaci neologismi.
Al fine di guadagnarsi affetto, conforto, comprensione, approvazione e riscuotere consolazione per il proprio ego , c'è chi invece si affanna alla ricerca di frasi simpatiche, inventa espressioni originali, escogita mimiche empatiche. Per scacciare la solitudine o per lenire un disagio interiore, ogni mezzo è lecito: tra le mura domestiche o in convivi amicali , nelle chat o in appuntamenti al buio, sul profilo di Facebook o su un blog.
L'affanno di comunicare con il prossimo in genere non ha un reale impedimento: anzi più sono le attività ricreative, i social network , le occasioni festaiole, e più l'uomo del XXI° secolo pare disperdersi e poi racchiudersi in un muto urlo di dolorosa solitudine. Più cerca di parlare, di comunicare, di esternare il proprio pensiero e i propri sentimenti, e più l'uomo del XXI° secolo si rende conto che il prossimo, perso dietro sè stesso, non è capace di ascoltare ed è teso nello spasimo di affermare il proprio io.
Per i ragazzi della Lega del Filo d'Oro, invece, comunicare è un problema reale e concreto: avvolti in una coltre di buio e di silenzio, i ragazzi sordociechi non vedono, non sentono e non parlano.
La pulsione di comunicare all'esterno è forte e urgente, e il senso del tatto è una grande risorsa attraverso la quale gli operatori della Associazione strappano sorrisi e grida di gioia.
Quello alla Lega del filo d'Oro è un viaggio diverso, in un mondo lontano da noi anni luce eppure vicino e coesistente: un altro piano dimensionale, un universo parallelo di silenzio e buio, di suoni ovattati e di ombre."
Le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali hanno bisogno di tanta cura e attenzione per poter manifestare anche la più semplice e banale esigenza, e alcuni di loro necessitano anche di 3 operatori al giorno per avere la dovuta assistenza. Il Servizio Sanitario Nazionale copre solo il 40% delle spese sostenute dalla Associazione, il cui principale testimonial è Renzo Arbore.
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| Sunday, 17-Apr-2011 15:47 |
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I miei amici Pigmei non sono su Facebook-di Raffaella Milandri
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I miei amici Pigmei non sono su Facebook-di Raffaella Milandri
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I popoli indigeni non sono un argomento di attualità.Sono anacronistici.
Non vivono all'insegna del consumismo, sono immuni al "Progresso",
non producono rifiuti tossici, non risentono del caro-benzina.
Non emigrano: sono, appunto, indigeni, e quindi legati alle loro terre ancestrali da sempre.
Pur se oggetti di soprusi inimmaginabili, non chiedono visti e permessi di soggiorno in altri Paesi.
I miei amici Pigmei non sono su Facebook: non sanno nemmeno cosa è un computer.
Ben 300 milioni di persone nel mondo appartengono a popoli indigeni:
Pigmei, Boscimani, Adivasi, Aborigeni australiani, Indios, Maori, Indiani d'America.
E tanti altri popoli dai nomi semi-sconosciuti, che insieme alle loro culture, tradizioni, linguaggi,
sono un patrimonio unico per la storia dell'Umanità.
Come dinosauri umani, molte etnie sono a rischio di estinzione. Senza tutela e protezione.
Anzi, sono oggetto di attacchi mirati nel nome del vangelo Denaro; un vangelo che predica la legge del più forte, in terre dimenticate fino a quando si scoprono risorse preziose e intoccate: petrolio, foreste, diamanti, oro. E' incredibile come in tutti gli ultimi paradisi terrestri arrivati ai giorni nostri
coesistano risorse naturali e popoli indigeni.
Eppure lo stile di vita dei popoli indigeni, a contatto con la natura, ha fatto sì che, nelle loro terre, non si siano estinti come altrove animali e piante. Guardiani della natura. Ambientalisti , ecologisti perfetti. Poichè sempre vale il detto "homo homini lupus" sono proprio altri uomini che distruggono e mettono in pericolo l'esistenza di queste razze umane, di queste etnie. E molti popoli indigeni sono a rischio di estinzione.
In alcuni Paesi, come in Camerun, i popoli indigeni come i Pigmei non sono nemmeno censiti: sono esseri umani che non esistono. Privati delle loro terre, dei diritti umani più elementari, della propria dignità e spirito semplice e libero. Non esiste paese dove non vi sia discriminazione. Le leggi internazionali adeguate non esistono o, come nel caso del Forest Right Act in India, sono fatte per essere violate. Il diritto alla propria terra, alla propria religione, alla propria lingua , al proprio nome
e alla propria esistenza è stato violato prima ed è violato ORA. " I nostri nomi originali sono stati cambiati, storpiati e poi cancellati nell'ultimo secolo. Ed ora stiamo lottando per ricomprare la nostra stessa terra, a prezzi salatissimi” mi racconta Marie della tribù dei Salish, negli Stati Uniti.
Non esiste altro posto dove i popoli indigeni vogliano nascere, vivere e morire: la terra dei padri.
"Datemi un carro, un asino: voglio tornare a casa" dice una donna boscimane durante una mia intervista in Botswana. Non desidera altro: deportata dal deserto, strappata da " casa", a causa del ritrovamento di un ricco giacimento di diamanti, non vuole soldi o una casa o un lavoro: vuole tornare a casa.
"La nostra vita è molto peggiore di quella dei nostri padri. Fuori dalla foresta non sappiamo come vivere. Siamo vittime di soprusi e violenze" mi dice una donna pigmea in Camerun.
"Dopo averci arrestato e torturato, ci hanno detto : adesso toglietevi di mezzo o spariamo su tutti."
racconta un adivasi dell'Orissa, dove è in atto una lotta spietata di una multinazionale per un ricco giacimento di bauxite, che causa deportazioni di interi villaggi (in campi di "riabilitazione", come li chiamano) nonchè un terribile inquinamento dalle conseguenze mortali su flora, fauna e esseri umani.
Le testimonianze che raccolgo sono un pesante fardello che porto con me, per condividerlo sotto forma di foto e filmati -in preziosa lingua originale- in conferenze-reportage che sono un appello umanitario ed un importante documento. Perchè vado in Paesi lontani, a rimestare nel fango, a testa bassa? Per poter girare a testa alta in nome di un allarme da lanciare. "Solo l'informazione può salvarci" questo è il messaggio semplice e incisivo di Kumti Majhi, un leader tribale dell'Orissa , contenuto in un appello che ho diffuso su sua esplicita richiesta. All'interno della conferenza-reportage "Scomode Verità" , itinerante in diverse città italiane.
Oggi si è tutti adirati e pronti a far la voce grossa per ripulire la propria fetta di mondo. Ma globalizzazione, attenzione, vuol dire che la nostra fetta di mondo non è più limitata al quartiere, alla città, al Paese. Ciò che accade in Giappone arriva a toccarci in un attimo. I mercati finanziari sono soggetti all'effetto domino immediato. Il mondo è di tutti.
La cultura dei popoli indigeni è un tesoro che appartiene a tutti e va salvaguardato prima che scompaia. Dice Gyani, donna della tribù dei Kusunda in Nepal: "sono l'ultima rimasta, dopo di me nessuno parlerà più la mia lingua."
Fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, Raffaella Milandri, nei suoi viaggi in solitaria, si dedica alla fotografia intesa come strumento di sensibilizzazione, denuncia e comunicazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali . Con particolare attenzione ai popoli indigeni. Dice la fotografa : "Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l'animo dei popoli"
Raffaella Milandri si impegna in campagne informative e di denuncia attraverso foto, filmati e interviste . Attraverso mezzi di comunicazione e social network lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Organizzazioni internazionali, Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui Sonia Gandhi e il Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Svariate sue foto sono state donate per aste di beneficenza e raccolte fondi a fini benefici.
Per informazioni e contatti scrivere a raf999@libero.it
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| Wednesday, 27-Oct-2010 19:00 |
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Multireportage per i diritti umani di Raffaella Milandri
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Si preannuncia un evento molto seguito il multireportage-conferenza "Scomode verità: solidarietà e riflessione sui popoli indigeni", di Raffaella Milandri, che si terrà ad Ascoli Piceno il 31 ottobre.
"E' un incredibile viaggio che tocca vari popoli indigeni e feroci discriminazioni dei diritti umani
nonchè veri e propri genocidi. Per chi partecipa sarà come essere testimone oculare delle mie esperienze in solitaria " dice la Milandri.
Questo incontro con la fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni
Raffaella Milandri è una piccola rassegna di scomode verità raccolte durante i suoi viaggi in solitaria nelle realtà tribali. Foto, filmati e interviste denunciano situazioni che sono state riportate anche al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU.
Attraverso mezzi di comunicazione e social network la Milandri lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui anche Sonia Gandhi.
L'appuntamento, organizzato dal Lions Club Ascoli Piceno Urbs Turrita e in particolare dal Presidente Marisa Cozza.è per il 31 ottobre 2010 ore 17,30 ad Ascoli Piceno, alla Sala Docens in Piazza Roma 6, nell'occasione vi sarà la cerimonia per il conferimento della borsa di Studio "Simona Orlini". Una poesia di Andrea cacciavillani, poeta e scrittore molisano, è stata composta
in solidarietà ai popoli indigeni e sarà interpretata dall'artista Edoardo Vecchiola.
L'evento, proprio grazie al suo particolare rilievo umanitario, verrà segnalato dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Milistero per le Pari Opportunità.
Dagli indiani d'America, agli aborigeni australiani, agli indios amazzonici, ai boscimani del Kalahari, agli adivasi dell'India e tante altre etnie, questi popoli indigeni sono fratelli nel condividere una storia tragicamente simile.
Culture antiche, radicate alle loro terre ancestrali, tradizioni e linguaggi unici patrimonio dell'Umanità. Ogniqualvolta in queste terre, tutt'oggi, viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa da sfruttare-petrolio, foreste- incomincia la distruzione, la cancellazione, la persecuzione per questi popoli , in nome del "Progresso" .
Durante questo multireportage, tra gli altri popoli, si parlerà in particolare dei boscimani del Kalahari, allontanati con la forza dalle loro terre a causa di miniere di diamanti che, sulla base di un comunicato di ottobre 2010, hanno fatto registrare un surplus di 22 milioni di euro nelle casse del Botswana. " I boscimani rischiano l'estinzione, gli interessi in gioco sono troppo rilevanti" dice la Milandri e aggiunge: "Questo multireportage sarà in programmazione in alcune città italiane e sono disponibile a ulteriori divulgazioni presso scuole e associazioni: come testimone, io sono responsabile di verità che non vanno taciute"
"Solo l'informazione può salvarci" questo è il messaggio semplice e incisivo di Kumti Majhi, un leader tribale dell'Orissa , che è contenuto in un appello divulgato dalla fotografa .
La Milandri, recentemente adottata simbolicamente dalla tribù dei Crow, indiani d'America,
organizza i suoi viaggi in solitaria preferibilmente in fuoristrada,
ecco il link ad un filmato su Raffaella Milandri :
http://www.youreporter.it/video_Il_lavoro_di_testimone_e_attivista_per_i_diritti_umani_1
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| Tuesday, 14-Sep-2010 13:07 |
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Niyamgiri di Raffaella Milandri
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Dongria Khond di Raffaella Milandri
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Popoli indigeni e diritti umani: il caso -per ora- vittorioso di Niyamgiri, Orissa, India
di Raffaella Milandri
La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.
Sempre si ripete, laddove c'è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,
felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald's dietro l'angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad
dalle mille funzioni.
Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.
Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,
sono oggetto di discriminazioni razziali e,
spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso
autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili
elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-
viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa
da sfruttare-petrolio, foreste.
Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste
culture antiche che sono patrimonio dell'Umanità: lo abbiamo visto
nei secoli-indiani d'America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-
boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l'unica colpa di vivere oggi
come centinaia, migliaia di anni fa. Un problema gravoso che riguarda molti popoli indigeni,
inoltre, è proprio la comunicazione: in molti casi intere etnie parlano solo la loro lingua specifica,
e solo pochissimi sanno comunicare attraverso la lingua inglese e internet. Per chi vuole manipolare, fuorviare, inviare una sbagliata informazione su queste etnie e cosa succede loro,
è un facile terreno imbrogliare le carte.
E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro "Progresso",
una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,
depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra "civiltà".
"Sto investigando su alcune situazioni, tra cui i Boscimani del Kalahari-
da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di
un crimine" dice Raffaella Milandri.
"E' un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono
a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi
Paesi. " La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d'America,
messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.
Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:
una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e
una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.
http://www.youreporter.it/video_STOP_AI_CRIMINI_NELLE_RISERVE_INDIANE_1
Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dalle 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,
destinato a cambiare.
In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.
"Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,
scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L'impatto devastante con il "progresso" in questi casi va mediato
e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari."
L'Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;
ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.
Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all'estrazione compiono in loco anche la lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell'aria e delle falde acquifere.
E' il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,
sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia, Kondh e altri popoli indigeni.
Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l'ambiente divenuto malsano ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte persone ammalate. C'è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.
Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere
la loro terra, la loro vita. "Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente
semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,
soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d'America ad essere quasi decimati." dice la Milandri.
"Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. "
Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.
"Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli anche a Sonia Gandhi, di origini italiane. Questa gente semplice ma
fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,
non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali." All'inizio di luglio 2010
il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli
indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso Vedanta, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.
Un lume di speranza? Staremo a vedere. Il Governo Indiano, dopo aver visionato il Saxena Report, ha bloccato la Vedanta che però ancora scalpita e chiede nuovi terreni.
Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di
oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri "Solo la diffusione della informazione ci può salvare"
CHI E' RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:
boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste e denunce anche scioccanti.
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| Tuesday, 14-Sep-2010 13:04 |
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Raffaella Milandri adottata dalla tribù dei Crow
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Raffaella Milandri e Cedric Black Eagle
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Attivista per i diritti umani dei popoli indigeni adottata nella tribù dei Crow:
ora è Raffaella Black Eagle, sorella adottiva di Barack Obama
Tornata dal suo ultimo viaggio in solitaria e fuoristrada in Montana,
incentrato sulla visita alle riserve indiane,
Raffaella Milandri, fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni,
è stata adottata come sorella da Cedric Black Eagle, il Presidente della Nazione della Tribù dei Crow.
Dice la Milandri: "Sono fiera di essere ora Raffaella Black Eagle.Poichè il padre di Cedric ha adottato Barack Obama,
simbolicamente ora sono sorella anche del Presidente americano."
Anche il popolo di Facebook che segue in diretta i suoi viaggi è andato in visibilio.
Qui il link dove, durante la firma del Tribal Law and Order Act, che va a migliorare
il sistema di giustizia nella riserve indiane, il Presidente Obama racconta anche della
sua adozione come Barack Black Eagle.
http://www.youreporter.it/video_STOP_AI_CRIMINI_NELLE_RISERVE_INDIANE_1
Dice la Milandri : "L'adozione da parte dei Crow è stata molto commovente;
è uno dei loro rituali , ma è un privilegio riservato a pochi. Il mio impegno è e
sempre sarà affiancare i Crow, e tutti i popoli indigeni, nella lotta per i diritti umani e per la giustizia."
La Milandri ha visitato i popoli dei nativi americani
Crow, Blackfeet e Salish e Kootenai, e anche l'ufficio del Governatore del Montana.
Per raccogliere dati e testimonianze sulla situazione dei nativi americani nelle riserve,
oggi. " Vi sono nelle riserve indiane molte problematiche che si trascinano da decine di anni:
la disoccupazione, che arriva al tasso del 70%, l'alcolismo, e molte terre all'interno delle riserve che
sono state cedute tanti anni fa a non-indiani, creando alle volte un monopolio sfavorevole alle risorse
turistiche e del territorio. I governi tribali stanno cercando di riacquistare queste terre,
ma ora il prezzo di queste terre che dovrebbero essere loro di diritto è esorbitante" aggiunge la fotografa umanitaria.
In Canada, invece, nelle riserve indiane non è permesso vivere a persone che non siano
membri riconosciuti delle tribù aventi diritto.
Il quotidiano più popolare del Montana, il Great Falls Tribune, ha dedicato alla viaggiatrice solitaria un
articolo speciale. ( visibile anche on line al link http://www.greatfallstribune.com/apps/pbcs.dll/article?AID=20109050308)
In modo del tutto autonomo e a scopo umanitario, la viaggiatrice porta
avanti una campagna di sensibilizzazione e di denuncia e ha avuto
contatti anche con il CERD(Commissariato per l'Eliminazione delle Discriminazioni razziali)
dell'ONU grazie al materiale raccolto.
Dice Raffaella Milandri:
"Sono a chiedere supporto e visibilità per la mia
campagna per i diritti umani dei popoli indigeni.
Sto anche divulgando alcune mie produzioni multimediali
(sui Boscimani del Kalahari e sugli Adivasi dell'Orissa), in modo
gratuito, per poter fare opera di sensibilizzazione. Con raccolta di
testimonianze e di denuncia per discriminazione dei diritti umani."
Pochi giorni fa, la fotografa ha donato ben 140 sue foto per una iniziativa
internazionale a supporto di Save the Children,
curata dalla associazione Quarta Dimensione.
Raffaella Milandri, popoli indigeni, diritti umani, Crow, Black Eagle, indiani d'america,
riserve indiane, Tribal Law, Obama, fotografa umanitaria, viaggiatrice solitaria, save the children
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| Wednesday, 17-Mar-2010 20:00 |
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Bushmen
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Tra la perduta gente di Raffaella Milandri
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TRA LA PERDUTA GENTE di RAFFAELLA MILANDRI
LA MOSTRA-PROIEZIONE
La mostra-proiezione della fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri,
è un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni e vuole essere il motore per una campagna di sensibilizzazione anche a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169. Questo reportage è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: la terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) , ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, la sua casa, il deserto del Kalahari” dice l’autrice.
Il titolo ha duplice significato: la perduta gente sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche multinazionali e governi, quando usano un potere crudele contro popoli inermi. Parte del materiale della mostra-proiezione è già stato inviato dalla Milandri, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU.
I BOSCIMANI DEL KALAHARI
I Boscimani sono uno dei popoli più antichi della Terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, chiusi i pozzi d’acqua. Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, e alcune migliaia sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza: il Governo proibisce loro di andare a caccia, di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. “Dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d'acqua dall'auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all'ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l'acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d'acqua densa e scura. “ racconta la Milandri. Le migliaia di Boscimani nei campi di re insediamento, invece, sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità mentre aspettano che vengano riconosciuti i loro diritti umani. Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail : una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. Alla fine di maggio 2010, polizia ed esercito irrompono nel Kalahari terrorizzando i Boscimani e spronandoli a lasciare definitivamente le loro terre.
I POPOLI INDIGENI
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani , gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri. (per non parlare della scottante situazione tibetana)
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società speciali, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste. “ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
LA ILO E LA ILO 169
La ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro e i diritti dei lavoratori, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono 179 , ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro . L’Italia è Stato membro e dal 1919 ha ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e si occupa di questioni d'importanza vitale :
-diritti umani e di libertà fondamentali; diritto all'identità culturale e alle tradizioni comunitarie ; diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano; uguaglianza di fronte all'amministrazione ed alla giustizia;
diritto alla terra ed alle risorse , all'occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate.
L’Italia nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .
E’ molto importante che anche l’Italia, pur se non direttamente coinvolta, ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani, un gesto di solidarietà. Queste popolazioni hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra ancestrale.
L’AUTRICE
Dice l’autrice , fotografa umanitaria e viaggiatrice in solitaria: “Per me viaggiare non vuol dire solo visitare luoghi, ma soprattutto percepire l'animo dei popoli e riportarlo nelle mie foto. Il forte interesse che ho sempre nutrito per problematiche sociali e razziali, per i popoli indigeni e tribali - dai nativi americani agli eschimesi, ai boscimani, agli aborigeni, ai pigmei, ai masai - ha fatto il resto. Quando viaggio cerco la compagnia di persone semplici, cerco di capire le loro esigenze, e se trovo delle sofferenze mi adopero per alleviarle, nel mio piccolo. Da qui la fotografia umanitaria, come testimonianza e sensibilizzazione ma anche come mezzo, attraverso aste di beneficenza e campagne umanitarie, di aiuto concreto.Il nostro “mondo occidentale” si è imposto a modello di vita ideale , talvolta a discapito di popoli che hanno radici e tradizioni antichissime. Sin dalle prime colonizzazioni. Esistono tuttora crudeli persecuzioni razziali , per quei popoli indigeni che hanno la sola colpa di aver sempre vissuto in semplicità, in armonia con la natura.”
L'autrice collabora con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi (MI) ed ha
all'attivo fotoreportage in Giappone, Australia, India, Nepal, Tibet, Usa,
Canada, Egitto e in vari paesi europei.
Per contattare l’autrice info@europrinters.it
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| Friday, 19-Jun-2009 14:06 |
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Preghiera tibetana di Raffaella Milandri
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Preghiera tibetana
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Raffaella Milandri vive a San Benedetto del Tronto (AP).
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, il 2004 è il suo anno sabbatico e decisivo: lascia il suo incarico di amministratore aziendale per inseguire, su un fuoristrada e rigorosamente in solitaria, la sua passione per la fotografia ; le regioni australiane del Northern Territory e del Kimberly, selvagge e di forte impatto, lasciano una traccia indelebile nella sua evoluzione e danno una svolta decisiva verso la sua maturità artistica.
La sua naturale attitudine a trasferire le emozioni nella ripresa fotografica evolve nella precisa volontà di comunicare al pubblico attraverso le sue vibranti immagini del quotidiano, che con straordinaria sensibilità sottolineano similitudini e differenze, piccole gioie e piccole fatiche nei diversi paesi del mondo. La sua attenzione si concentra sulle culture extraeuropee, sulla vita di strada: durante i suoi viaggi in solitaria cammina e vive con la sua Canon al collo, indaga con estrema curiosità, si siede fra la gente, beve, mangia e parla con loro, spesso ospite delle loro abitudini e cerimonie, partecipando con estrema empatia. La sua si può definire “street photography”: nessuna posa o situazione è creata o manipolata dalla fotografa, ma viene solo riprodotta la realtà così come avviene, seguendo l’istinto e mischiandosi fra la gente.
La fotografa dedica un occhio particolare ai problemi sociali , alla situazione della donna e minorile.
Dal 2007 collabora con la Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi (MI )
-FOTOREPORTAGE
Australia 2004 (Northern Territory, Kimberly), Giappone 2006,
India 2007 e 2008(Gujarat, Rajasthan etc), Nepal 2008 e 2009, Tibet 2009,
Stati Uniti 2003, 2005, 2008 (Navajoland, Texas, New Mexico, Alaska, etc),
Canada 2008 (Yukon), Egitto 2008 (White Desert, etc),
Europa (Polonia, Francia etc etc)
-MOSTRE E PROIEZIONI
2008 Mostra Crossing borders sulla situazione della donna e il lavoro minorile in India
2009 Mostra Imagine sulla situazione nepalese e tibetana con asta di beneficenza
2009 Proiezione “ Imagine” sulla condizione del viaggio in solitaria in Tibet
-VIAGGIO MEDIATICO
Dopo l’esperienza dall’India del 2007, di un collegamento via webcam con Maurizio Costanzo,
a maggio del 2009, riscuotendo un notevole interesse di pubblico e da parte dei media,
crea l’evento mediatico “Collegamento dal Nepal e dal Tibet in diretta su Facebook”.
Durante il viaggio pubblica note scritte corredate di foto su Facebook, creando una esperienza
collettiva senza precedenti.
LINK http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/raffaella.milandri?v=app_2347471856
“I reportage e i diari che ci hai puntualmente inviato sono stati davvero molto arricchenti: ci hanno fatto respirare l'aria di quei luoghi lontani e sentire il battito del cuore di quelle popolazioni, tutto con rara sensibilità ed equilibrio, grazie a te”G.V
“. ... immagini e parole che toccano il cuore..” B.A.
“Complimenti per tutto ciò che ci riporti.Credo sia un'esperienza unica!!” M.B.
-CONCORSI
Passa le selezione e ottiene riconoscimenti e nomination ad alcuni prestigiosi premi di fotografia internazionali.
-Al Thani Award 2008
-Trierenberg Supercircuit 2009
Così Raffaella Milandri ama raccontarsi e descrivere la propria modalità di lavoro:
“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi immergo “incontaminata” nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale ideale per la mia ricerca. Mi assimilo alle genti per catturarne l’immagine autentica, in momenti carichi di intenso significato emozionale. Il mio terzo occhio è la macchina fotografica, con la quale cristallizzo il quotidiano in un momento senza tempo”
“Cammino fra la gente e talvolta ho dei “colpi di fulmine”: mi innamoro di un viso, di un gesto,
di una situazione e sono capace di stare per ore ad inseguire l’attimo da immortalare”
“Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale. Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad esempio oltre il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un fiume, rischiando l’ipotermia”
IN PROGRAMMA
“ Sto meditando il prossimo viaggio in solitaria a fine agosto 2009.
Sono indecisa tra : Siberia in auto dall’Italia, o ritornare in Tibet che
ha gonfiato il mio cuore di tanti sentimenti diversi. Sempre in diretta su Facebook.”
NOTE AGGIUNTIVE
LINGUE Inglese (ottimo); cinese (elementare)
INTERESSI Lettura, scrittura, scacchi, tiro a segno sportivo;
Volontaria del Gruppo Comunale Protezione Civile di San
Benedetto del Tronto, del Gruppo Fir.Ser Servizio Emergenza
Radio di Ascoli Piceno
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| Sunday, 2-Nov-2008 12:00 |
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Mostra fotografica sull'India "Crossing borders "
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Manifesto mostra Raffaella Milandri
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MOSTRA FOTOGRAFICA
“CROSSING BORDERS: un emozionante cammino nell’India del XXI secolo”
di RAFFAELLA MILANDRI
Sala Consiliare del Comune di San Benedetto del Tronto dall’ 8 novembre al 13 dicembre 2008
La mostra di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa, è un emozionante cammino indagatore nella vita di strada, nei mercati e nei vicoli, che svela i mille volti dell’identità culturale e sociale dell’India del XXI secolo, in un rincorrersi di similitudini e dissonanze, contrasti e parallelismi con la ns. cultura .
Tale mostra, aperta a tutti, è proposta alle scuole ad uso didattico, con possibilità di visita guidata dall’artista su richiesta, e approfondimento di tematiche specifiche richieste dagli insegnanti (lavoro minorile, religione, economia, etc)
L’ARTISTA
L’autrice, ex dirigente d’azienda, , di San Benedetto del Tronto, nei suoi viaggi ama mescolarsi fra la gente in un rapporto senza barriere, ama entrare nelle case, parlare con le famiglie. Le immagini dei reportage di Raffaella Milandri sono il frutto della sua curiosità e della sua voglia di indagare, confrontare e scoprire motivi di affinità ed integrazione tra diversi popoli, oltre a rappresentare la riproduzione visuale di intense emozioni che animano lo spirito di questa artista.
Dice la viaggiatrice in solitaria: “Avverto nel mio viaggiare una urgenza dettata dalla globalizzazione galoppante, una premura nel riuscire ad identificare le differenze culturali prima che si annacquino fino a scomparire. Il cosiddetto “mondo occidentale” si è ormai eretto a modello di vita ideale anche in quei Paesi che hanno radici e tradizioni antichissime. Ho visto nel Kutch, regione dell’India, famiglie delle tribù Rabari e Jats, disfarsi di tradizionali e splendidi mobili in legno intarsiato, per far spazio a “moderni” scaffali in plastica. Ho visto abitazioni stupende nella loro precisa identità culturale rimpiazzate da squallidi prefabbricati che incarnano il modello “occidentale” . Non ho parole per descrivere il senso di impotenza e dolore che provo di fronte a questa “modernizzazione” e trovo nelle mie foto un modo per cristallizzare le differenze tra i vari popoli e le varie culture prima che esse vengano fagocitate dal “progresso”. Progresso oggi dovrebbe significare soprattutto istruzione pubblica, assistenza sanitaria per tutti, garanzia dei diritti dell’uomo, della donna e del bambino, ma viene spesso mistificato e confuso con il consumismo: possesso di televisore, cellulare, automobile e così via .
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| Sunday, 2-Nov-2008 10:09 |
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Varanasi-Raffaella Milandri
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Jodhpur-Raffaella Milandri
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